Il ruolo dell’assistente sociale di parte nei procedimenti familiari e in caso di separazione

Il ruolo dell’assistente sociale di parte nei procedimenti familiari e in caso di separazione
Giugno 16,2025

Quando una separazione familiare si trasforma in un conflitto profondo, sono i figli — spesso minori — a pagare il prezzo più alto. In questi contesti fragili, dove le tensioni si moltiplicano e la comunicazione tra genitori si frammenta, il ruolo dell’assistente sociale diventa fondamentale: non solo come figura di affiancamento al lavoro dell’avvocato, ma soprattutto come punto di riferimento per il benessere del nucleo familiare e, in particolare, dei bambini.

L’interesse del minore come principio guida

Al centro di ogni intervento vi è un principio irrinunciabile: l’interesse superiore del minore. Tuttavia, definire questo concetto non è affatto semplice. Parlare di “interesse” al singolare rischia di ridurre una realtà complessa a un parametro rigido, quando in realtà occorrerebbe parlare di “interessi”, al plurale. Ogni bambino ha bisogni differenti, legati alla sua età, al suo sviluppo emotivo, alla sua storia familiare. L’assistente sociale lavora per mappare questi interessi, aiutando genitori, avvocati e giudici a prendere decisioni più consapevoli, fondate sulla realtà concreta vissuta dal minore.

Un supporto progettuale e relazionale

Nel contesto di una separazione ad alta conflittualità, il compito dell’assistente sociale non si limita alla valutazione della situazione familiare. Questo professionista, anche se operante come libero professionista e non direttamente coinvolto nei servizi istituzionali, può offrire un accompagnamento progettuale ai genitori, favorendo una maggiore consapevolezza dei propri comportamenti, del proprio ruolo educativo e delle dinamiche relazionali.

Attraverso percorsi personalizzati, l’assistente sociale aiuta il genitore a riorganizzare la propria genitorialità, proponendo strategie comunicative più funzionali e migliorando l’interazione con l’altro genitore e con i figli. In situazioni critiche, può essere nominato anche come consulente tecnico di parte, offrendo valutazioni fondate su elementi osservabili e coerenti con le evidenze scientifiche richieste dalle normative più recenti, come la riforma Cartabia.

Il piano genitoriale: uno strumento da valorizzare

Uno degli strumenti più significativi — e spesso sottovalutati — nel contesto delle separazioni è il piano genitoriale. Questo documento dovrebbe essere molto più di un semplice allegato agli atti legali: rappresenta infatti la sintesi del progetto educativo ed esistenziale che ogni genitore propone per i propri figli, in funzione della nuova organizzazione familiare post separazione.

Il piano genitoriale, se costruito correttamente, non solo aiuta il giudice a formarsi un’opinione più completa, ma offre anche alla controparte l’opportunità di confrontarsi con una proposta concreta e orientata al benessere del minore. L’assistente sociale, in questo senso, può contribuire in modo decisivo alla sua redazione, garantendo una maggiore aderenza alle reali esigenze del bambino e non solo a logiche strategiche processuali.

Affido condiviso e realtà: il rischio dell’alienazione dopo una separazione

Quando l’affido condiviso si applica in modo meccanico, senza considerare fattori come la distanza geografica tra i genitori o il livello di conflitto, si rischia di trasformare una buona intenzione in una fonte di stress per il minore. È fondamentale allora interrogarsi sulla qualità reale del rapporto genitoriale e sull’efficacia delle soluzioni proposte.

In particolare, il fenomeno del rifiuto genitoriale (o alienazione genitoriale, sebbene il termine sia oggi oggetto di dibattito) rappresenta una delle criticità più gravi. Quando un genitore viene gradualmente escluso dalla vita del figlio attraverso

Per approfondire questi delicati temi consigliamo la visione integrale dell’intervista fatta al dott. Generoso Petrillo, assistente sociale freelance, formatore, supervisore e counselor


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